TREND DI PRECOCITÀ E DI LONGEVITÀ NEL CIRCUITO ATP E WTA

Come sono cambiate negli anni, in termini di precocità e longevità, le carriere dei tennisti e delle tenniste nel circuito professionistico? Quale è il trend degli ultimi anni? È vero che ad oggi si sta dilatando il tempo di permanenza nel circuito e di conseguenza un ingresso posticipato tra i professionisti? Queste sono le domande principali a cui ho cercato di dare una risposta. Per fare ciò la mia indagine prende in esame alcuni dati:

  1. quanti giocatori under 21 sono presenti anno per anno dal 2000 al 2024 nella top 100 maschile e femminile (classifica di fine anno ATP e WTA).
  2. Dei primi 10 tennisti/e junior (classifica di fine anno ITF junior) dal 2004 al 2023 quanti e a che età hanno raggiunto per la prima volta una classifica dentro alla top 100 della classifica mondiale (ATP e WTA).
  3. Dei primi 10 tennisti/e junior (classifica di fine anno ITF junior) dal 2004 al 2017 quanti e a che età hanno raggiunto il loro best ranking nelle classifiche mondiali (ATP e WTA).
  4.  Un’indagine, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (Chat GPT), sul trend di longevità (dal 2000 al 2024) di giocatori e giocatrici stabili in top 100 ATP e WTA con più di 30 anni. 

1 GIOCATORI UNDER 21 TOP 100 DAL 2000 AL 2024 (CLASSIFICA FINE ANNO)

ATP:

 Top 56-1011-2021-5051-100tot
20001 (Safin n2)11137
20011 (Hewitt n1)024512
200201(Roddick n10)15310
20030001(Nadal n49)45
20040003(Ancic n29)25
20051(Nadal n2)01259
20061(Nadal n2)03116
20071(Djokovic n3)011710
200801(Del Potro n9)0135
2009000000
201000002(Berankis n87)2
20110002(Raonic n31)24
201200002(Tomic n52)2
201300001(Vesely n85)1
201400001(Kyrgios n52)1
20150002(Kyrgios n30)35
20160002(A.Zverev n24)35
20171(A.Zverev n4)00135
2018001(Tsitsipas n15)304
2019002(Shapovalov n15)158
20200002(Aliassime n21)02
202101(Sinner n10)0146
20221(Alcaraz n1)01114
20231(Alcaraz n2)10125
20240001(Fils n32)34

Guardando a questa tabella per quanto riguarda il circuito maschile (ATP) si profila un andamento piuttosto regolare. Il primo decennio (2000-2010) è sicuramente quello più florido ma nel complesso rimane tutto piuttosto equilibrato con una media di 5 giocatori under 21 in top 100. Anche la moda (valore più ricorrente) ci dice che per ben 7 anni abbiamo 5 giovani giocatori tra i primi 100 dell’anno.

WTA

 Top 56-1011-2021-5051-100tot
20002(Hingis n1)2221220
20011(Clijsters n5)3261325
20022(Clijsters n4)206919
20031(Clijsters n2)0341523
20042(Sharapova n4)025918
20051(Sharapova n4)0412926
20061(Sharapova n2)1481731
20072(Ivanovic n4)1481530
200801(Radwanska n10)48922
20091(Wozniacki n4)2181426
20101(Wozniacki n1)004813
2011001(Pavlyuchenkova n16)539
20120003(McHale n33)912
2013001(Stephens n12)41217
201401(Bouchard n7)03812
2015002(Bencic n14)068
20160005(Kasatkina n26)49
201701(Ostapenko n7)0269
2018001(Sabalenka n13)1810
20191(Andreescu n5)01338
202001(Andreescu n7)1349
202101(Swiatek n9)14410
202201(Gauff n7)0247
20231(Gauff n3)00146
2024(28 Aprile)1(Gauff n3)00236

L’indagine si fa più interessante in campo femminile, dove la rappresentanza di giovani giocatrici in top 100 è più nutrita ma diversamente distribuita negli anni. Ad una dominanza spiccata del primo decennio (2000-2010), si contrappone una diminuzione drastica negli anni a seguire che però rimane costante. Qui la media è nettamente più alta (15,4), così come la moda (9).

CONCLUSIONE: il dato preso in esame ci porta alla considerazione che la differenza tra maschile e femminile è sostanziale (precocità maggiore per quanto riguarda il WTA). Nonostante questo in campo maschile il trend è rimasto piuttosto regolare mentre nel femminile abbiamo una tendenza decisamente al ribasso per quanto riguarda la precocità.

2. TOP 10 JUNIOR- TOP 100 ATP/WTA

ATP:

ANNOTOP 100 15-19 ANNITOP 100 20-22 ANNITOP 100 23-25 ANNITOP 100 25+tot
2004 (1986+)13105/10
2005 (1987+)24107/10
2006 (88+)02002/10
2007 (89+)0101 (28 ANNI)2/10
2008 (90+)1311 (27 ANNI)6/10
2009 (91+)01113/10
2010 (92+)03104/10
2011 (93+)13206/10
2012 (94+)12003/10
2013 (95+)31105/10
2014 (96+)21115/10
2015 (97+)1301 (27 ANNI)5/10
2016 (98+)21205/10
2017 (99+)02204/10
2018 (00+)331 7/10
2019 (01+)101* 2/10*
2020 (02+)13  4/10*

In campo maschile la maggior parte dei tennisti che in età junior hanno finito l’anno tra i primi 10 di categoria ha raggiunto una posizione dentro i primi 100 ad un’età compresa tra i 20 e i 22 anni. Da notare che, ad oggi, il 44% dei primi 10 junior ha poi raggiunto una classifica dentro le prime 100 posizioni (dato che potrebbe cambiare in futuro perché molti di loro sono ancora in attività).

WTA

ANNOTOP 100 15-19 ANNITOP 100 20-22 ANNITOP 100 23-25 ANNITOP 100 25+ ANNITOT
2004 (1986+)53008/10
2005 (1987+)7101 (29 ANNI)9/10
2006 (1988+)60107/10
2007 (1989+)52007/10
2008 (1990+)61108/10
2009 (1991+)42006/10
2010 (1992+)45009/10
2011 (1993+)16007/10
2012 (1994+)60006/10
2013 (1995+)43108/10
2014 (1996+)34007/10
2015 (1997+)2220*6/10*
2016 (1998+)3220*7/10*
2017 (1999+)1310*5/10*
2018 (2000+)2 (GAUFF 2004)6  8/10*
2019 (2001+)12* 3/10*
2020 (2002+)02  2/10*

Nel circuito WTA invece la maggior parte delle ragazze in top 10 junior ha poi raggiunto una posizione tra le prime 100 senior (66%) (dato in possibile aumento). Inoltre la sostanziale differenza è che in campo femminile anche in questa tabella possiamo registrare una precocità maggiore rispetto al maschile poiché la maggior parte delle tenniste ha raggiunto la top 100 in età compresa tra i 15 e i 19 anni.

CONCLUSIONE: anche questo dato conferma una maggiore precocità in campo femminile senza registrare però un particolare calo di numeri nei vari anni presi in esame.

3. TOP 10 JUNIOR- ETÀ BEST RANKING ATP/WTA

ATP:

ANNOBest 15-19 anniBest 20-22 anniBest 23-25 anniBest 26-27Best 28-30Best 31+
2004 (86)  113 
2005 (87) 1312 
2006 (88) 1 1  
2007 (89)   11 
2008 (90) 123  
2009 (91)  1 2 
2010 (92) 1 3  
2011 (93) 1113 
2012 (94) 21   
2013 (95) 14   
2014 (96) 122  
2015 (97)  32  
2016 (98) 14   
2017 (99)  4   

La seguente tabella ci dice che per il circuito maschile, i migliori 10 junior hanno raggiunto la loro maturità tennistica e quindi il miglior piazzamento in età compresa tra i 23 e i 25 anni (valore più ricorrente). In ogni caso si può notare valori che tendono più verso un’età matura.

WTA

annoBest 15-19Best 20-22Best 23-25Best 26-27Best 28-30Best 31+
2004 (86)215   
2005 (87)14211 
2006 (88) 24 1 
2007 (89)12211 
2008 (90)2 31 2
2009 (91)  5 1 
2010 (92) 171  
2011 (93) 421  
2012 (94) 31 2 
2013 (95) 332  
2014 (96)124   
2015 (97)114   
2016 (98)133   
2017 (99) 32   

Anche per il circuito femminile il dato più ricorrente risulta essere quello che attesta un best ranking raggiunto tra i 23 e i 25 anni. Però se si osserva meglio la tabella, in controtendenza rispetto al circuito maschile abbiamo numeri maggiori nella parte di sinistra della tabella (più giovani).

CONCLUSIONE: anche questi dati confermano la precocità del circuito femminile.

4 DOMANDE E RISPOSTE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Risulta abbastanza chiaro che le tenniste hanno una precocità spiccata rispetto ai colleghi maschi. Rimane però ancora da verificare se in territorio femminile questo trend risulta costante negli anni o se è variato generando una maggior longevità nelle carriere delle giocatrici. Per fare questa analisi ho chiesto aiuto all’intelligenza artificiale. Qui sotto il mio Q&A con l’app CHAT GPT:

Quante giocatrici di tennis femminile ci sono ad oggi tre le prime 100 della classifica WTA con 30 o più anni?

ChatGPT ha detto:

Al 3 marzo 2025, nella classifica mondiale WTA, ci sono 20 giocatrici di età pari o superiore a 30 anni tra le prime 100 posizioni. Ecco l’elenco delle giocatrici over 30 presenti nella top 100, con la loro età e posizione in classifica:

PosizioneGiocatriceEtà
4Jessica Pegula31
5Madison Keys30
14Danielle Rose Collins31
19Ekaterina Alexandrova30
20Yulia Putintseva30
23Elina Svitolina30
28Elise Mertens29
29Maria Sakkari29
32Ons Jabeur30
35Victoria Azarenka35
36Magda Linette33
40Anastasia Pavlyuchenkova33
58Belinda Bencic28
59Katerina Siniakova28
63Viktoriya Tomova30
67Mayar Sherif28
70Caroline Garcia31
74Irina-Camelia Begu34
77Bernarda Pera30
81Laura Siegemund37

Questi dati sono stati ottenuti dalla classifica WTA aggiornata al 3 marzo 2025.

tennislive.it

Fonti

Hai detto:

E nel 2020 ?

ChatGPT ha detto:

Nel 2020, la presenza di giocatrici over 30 nella top 100 WTA era significativa, ma con alcune differenze rispetto al 2025. Ecco alcune delle principali giocatrici over 30 presenti nella classifica WTA nel 2020:

  • Serena Williams (39 anni)
  • Venus Williams (40 anni)
  • Petra Kvitová (30 anni)
  • Angelique Kerber (32 anni)
  • Svetlana Kuznetsova (35 anni)
  • Victoria Azarenka (31 anni)
  • Simona Halep (29 anni, ma vicina ai 30)
  • Kiki Bertens (29 anni)

Nel 2020, c’erano circa 15-20 giocatrici over 30 nella top 100, un numero simile a quello del 2025, ma con nomi diversi, poiché alcune veterane si sono ritirate e altre nuove giocatrici hanno preso il loro posto.

Vuoi un elenco più preciso e dettagliato della classifica del 2020?

Hai detto:

Si

ChatGPT ha detto:

Nel 2020, la classifica mondiale WTA presentava diverse giocatrici di età pari o superiore a 30 anni tra le prime 100 posizioni. Ecco un elenco delle principali tenniste over 30 presenti nella top 100 alla fine del 2020, con la loro età e posizione in classifica:

  • Serena Williams (39 anni) – posizione 11
  • Petra Kvitová (30 anni) – posizione 8
  • Angelique Kerber (32 anni) – posizione 25
  • Svetlana Kuznetsova (35 anni) – posizione 39
  • Alison Riske (30 anni) – posizione 26
  • Zhang Shuai (31 anni) – posizione 35
  • Kristina Mladenovic (27 anni) – posizione 50
  • Samantha Stosur (36 anni) – posizione 97

Questi dati evidenziano la presenza significativa di giocatrici esperte nella top 100 della classifica WTA nel 2020.

it.wikipedia.org

Fonti

Hai detto:

Nel 2015?

ChatGPT ha detto:

Nel 2015, la classifica mondiale WTA includeva diverse giocatrici di età pari o superiore a 30 anni tra le prime 100 posizioni. Ecco un elenco delle principali tenniste over 30 presenti nella top 100 alla fine del 2015, con la loro età e posizione in classifica:

PosizioneGiocatriceEtà
1Serena Williams34
7Venus Williams35
8Flavia Pennetta33
22Roberta Vinci32
28Svetlana Kuznecova30
38Samantha Stosur31
53Francesca Schiavone35
56Daniela Hantuchová32
65Mirjana Lučić-Baroni33
71Kaia Kanepi30
76Tsvetana Pironkova28
90Kimiko Date-Krumm45
95Lourdes Domínguez Lino34
98Tatjana Maria28

Questi dati evidenziano la presenza significativa di giocatrici esperte nella top 100 della classifica WTA nel 2015.

it.wikipedia.org

Fonti

Hai detto:

E nel 2010?

ChatGPT ha detto:

Nel 2010, la presenza di giocatrici over 30 tra le prime 100 posizioni della classifica WTA era relativamente limitata, con alcune tenniste che si distinguevano per la loro esperienza e longevità nel circuito. Ecco un elenco delle principali giocatrici over 30 presenti nella top 100 alla fine del 2010, con la loro età e posizione in classifica:

PosizioneGiocatriceEtà
7Francesca Schiavone30
10Elena Dementieva29
11Li Na28
12Justine Henin28
15Nadia Petrova28
16Maria Sharapova23
17Aravane Rezaï23
18Maria Kirilenko23
19Anastasia Pavlyuchenkova19
20Shahar Pe’er23

Questi dati evidenziano che, nel 2010, le giocatrici over 30 nella top 100 erano in numero limitato, con Francesca Schiavone come principale rappresentante di questa fascia d’età nelle prime posizioni. La maggior parte delle tenniste di vertice aveva meno di 30 anni, indicando una tendenza verso una carriera professionale più breve rispetto agli anni successivi.

È interessante notare che, nel 2010, la numero uno del mondo era Caroline Wozniacki, all’epoca 20enne, a testimonianza del ricambio generazionale in atto nel tennis femminile.

Fonti

Hai detto:

Dal 2000 al 2010 quante tenniste erano presenti tra le prime 100 nel mondo con 30 o più anni?

ChatGPT ha detto:

Tra il 2000 e il 2010, la presenza di tenniste con 30 o più anni tra le prime 100 del ranking WTA era relativamente limitata, con una leggera tendenza all’aumento verso la fine del decennio. La maggior parte delle giocatrici di vertice aveva meno di 30 anni, indicando una carriera professionale più breve rispetto agli anni successivi.

Nota: Le informazioni specifiche sul numero esatto di tenniste over 30 presenti nella top 100 per ciascun anno dal 2000 al 2010 non sono facilmente reperibili. Tuttavia, l’analisi generale indica una presenza limitata di giocatrici over 30 in quel periodo, con una leggera crescita verso la fine del decennio.

Hai detto:

in conclusione si può affermare che la tendenza degli ultimi anni prevede carriere più lunghe in termini di età rispetto al primo decennio degli anni 2000?

ChatGPT ha detto:

Sì, si può affermare che negli ultimi anni ci sia una tendenza verso carriere più lunghe nel tennis femminile rispetto al primo decennio degli anni 2000. Diversi fattori contribuiscono a questo cambiamento:

  1. Miglioramento della preparazione fisica: Con l’evoluzione delle tecnologie e degli approcci alla preparazione atletica, le giocatrici possono ora mantenere un livello di forma fisica ottimale anche più avanti negli anni.
  2. Infortuni e recupero: I progressi nei trattamenti medici, nella riabilitazione e nella gestione degli infortuni hanno permesso alle tenniste di rimanere competitive più a lungo.
  3. Approccio mentale e motivazione: Le tenniste di oggi tendono a essere più preparate anche dal punto di vista psicologico, riuscendo a mantenere la motivazione e a gestire le sfide fisiche e mentali legate all’invecchiamento nel circuito.
  4. Ritmi di gioco meno usuranti: Rispetto a qualche decennio fa, il calendario del tennis e la gestione delle competizioni sono cambiati, con alcune tenniste che scelgono di giocare meno tornei o di saltare quelli con minore importanza per preservare la loro carriera.

Questi fattori hanno contribuito a un allungamento della carriera di molte tenniste, come ad esempio Serena Williams, Venus Williams, e altre che sono riuscite a restare tra le migliori anche oltre i 30 anni. Rispetto al 2000-2010, vediamo sempre più giocatrici di 30 anni e oltre tra le prime posizioni della classifica WTA.

Hai detto:

anche in termini di successi delle over 30?

ChatGPT ha detto:

Sì, anche in termini di successi, le tenniste over 30 hanno avuto un maggiore impatto negli ultimi anni rispetto al primo decennio degli anni 2000. Diverse giocatrici hanno ottenuto successi notevoli in età avanzata, un fenomeno che sta diventando più comune grazie ai fattori già menzionati (miglioramento della preparazione fisica, gestione degli infortuni, ecc.). Ecco alcuni esempi rilevanti:

  1. Serena Williams: Ha continuato a vincere tornei importanti anche oltre i 30 anni, compreso il suo 23° titolo del Grand Slam agli Australian Open nel 2017, quando aveva 35 anni. La sua longevità è una delle principali evidenze di questa tendenza.
  2. Venus Williams: Anche lei ha continuato a essere competitiva negli anni successivi ai 30, raggiungendo finali importanti, come quella a Wimbledon nel 2017, a 37 anni, e vincendo ancora titoli in doppio con la sorella Serena.
  3. Kim Clijsters: Dopo essersi ritirata e tornata nel circuito, Clijsters ha continuato a essere una minaccia per le avversarie, mostrando che una carriera lunga può anche portare a successi a posteriori. Ha vinto gli US Open nel 2010, all’età di 27 anni, e ha continuato a essere competitiva fino alla sua seconda ritirata.
  4. Angelique Kerber: Dopo aver vinto il suo primo Grande Slam (Australian Open) nel 2016, Kerber ha mantenuto un alto livello di gioco anche oltre i 30 anni, dimostrando che anche le tenniste mature possono ottenere vittorie importanti.
  5. Petra Kvitová: Ha vinto il suo secondo Wimbledon nel 2014, a 24 anni, ma è rimasta una contenditrice di primo piano anche a 30 anni, conquistando il titolo a Eastbourne nel 2021.
  6. Tennis femminile a livello di doppio: Anche nel doppio, dove la carriera può durare più a lungo, molte tenniste over 30 continuano a vincere titoli importanti, come le sorelle Williams o Květa Peschke.

In sintesi, rispetto al primo decennio degli anni 2000, le tenniste over 30 oggi riescono a rimanere competitive per periodi più lunghi e continuano a vincere titoli, dimostrando che la longevità nel tennis femminile è in aumento. Questo rappresenta una vera e propria evoluzione nella carriera delle giocatrici, che ora possono raggiungere il loro picco di successo anche oltre i 30 anni.

Qual è la migliore impugnatura di dritto (maschile)?

La mia curiosità prende forma leggendo il libro di biomeccanica “Sports biomechanics, the basics: optimising human performance” di Anthony Blazevich. Per trovare risposta al mio interrogativo mi sono servito dei seguenti parametri:

  1. Biomeccanica
  2. Statistica
  3. Giudizio della critica.

Grazie a questi tre riferimenti sono arrivato ad una conclusione che soddisfa la mia curiosità iniziale. Ma procediamo per gradi.

Una precisazione iniziale deve essere fatta sulla differenza minima tra una eastern e una semi western. Molte impugnature sono un ibrido tra le due in aggiunta ogni giocatore ha un tipo di impugnatura personale che varia tra tennista e tennista. Risulta difficile e complicato dare un nome specifico ad ogniuna di esse, per cui le semi western più vicine alla eastern le ho catalogate come tali (Alcaraz, Tsitsipas ecc), stessa cosa per le semi western che si avvicinano alla pura western (Sinner, Djokovic ecc).

BIOMECCANICA E BIOMECCANICA APPLICATA AL DRITTO

Provando a semplificare al massimo il linguaggio e la spiegazione ci serviamo della velocità angolare del complesso braccio-racchetta (espressa in radianti fratto secondi) e della lunghezza del braccio del tennista (metri). La biomeccanica ci fa comprendere come la velocità della palla in uscita aumenterà all’aumentare della lunghezza braccio-racchetta e/o della velocità con la quale muoviamo braccio-racchetta. Viene di conseguenza logico pensare che più il braccio è disteso all’impatto con la pallina e maggior velocità possiamo imprimere al colpo. Possiamo per questo immaginare un lanciatore del disco che effettua un rilascio a braccio piegato con il risultato di un lancio scadente (stessa cosa per il giavellotto, peso o il lancio baseball ma così come in qualsiasi gesto sportivo che richieda massima velocità di lancio). Per ulteriori e importanti guadagni in velocità di uscita di palla è necessario considerare un ottimale utilizzo delle catene cinetiche. Un utilizzo “coordinato” è composto di un movimento sequenziale che inizia con le articolazioni prossimali che incrementano la velocità iniziale. Questa velocità viene poi trasferita attraverso tutta la catena cinetica per terminare con la massima velocità attribuita ai segmenti distali a fine gesto (Figura sotto).

(trasferimento velocità attraverso la catena cinetica).

I segmenti che compongono la catena cinetica si distendono in maniera sequenziale. Nel gesto del dritto il gomito e il polso rivestono un ruolo fondamentale. Il dritto come molti altri gesti sportivi simili ottengono maggiori guadagni in velocità grazie all’azione elastica di allungamento e rilascio dei tendini anziché la dal ciclo di allungamento-accorciamento dei muscoli. Questo processo di trasferimento di energia attraverso i tendini è quello che semplifichiamo con il termine: DECONTRAZIONE.

Riassumendo, la biomeccanica ci fa capire come il gesto ottimale di dritto debba avvenire con le seguenti modalità:

  1. Partenza braccio leggermente piegato (per sfruttare la decontrazione dovuta dal distendersi progressivo dei segmenti della catena cinetica e quindi utilizzare energia elastica dei tendini).
  2. Impatto a braccio disteso (per sfruttare maggior velocità di uscita palla. All’aumentare della lunghezza del braccio-racchetta aumenta di conseguenza anche la velocità).

Questi parametri vanno ora rapportati alle varie impugnature. La domanda sorge spontanea: qual’é l’impugnatura che mi garantisce con maggior facilità l’esecuzione di un impatto a braccio disteso?

La risposta è semplice: impugnature “classiche” come la eastern o la semi western facilitano il compito. Più spostiamo la mano verso impugnature estreme (wester) più risulterà complicato avere un impatto “biomeccanicamente” ideale.

  1. DIFFERENZE BIOMECCANICHE TRA LE VARIE IMPUGNATURE

Oltre alla già citata facilità di decontrazione e impatto a braccio disteso, l’impugnatura eastern ben si adatta a giocatori alti di statura (un giocatore alto ha di conseguenza braccia più lunghe per aumentare la velocità impressa alla palla). Un altro vantaggio che si garantisce un tennista alto con l’utilizzo della eastern è l’impatto ideale. Con una simile impugnatura è ottimale colpire la palla in linea con il corpo, ad un’altezza ideale compresa tra anche e spalle (il giocatore alto non avrà troppa difficoltà a colpire in questa zona). Inoltre con una eastern risulta naturale proiettare il corpo in avanti dopo il colpo (trasferimento e scarico del peso) garantendo un ottimo momento lineare.

IN FOTO: Dimitrov (eastern) impatto ideale e momento lineare.

Più spostiamo il manico verso la western e più l’impatto ideale deve essere ricercato alto e avanti. In questa zona il tennista è logicamente in difficoltà nel trasferire velocità alla palla dovendosi spostare al di fuori del proprio centro di massa. Il vantaggio che ci procura un’impugnatura del genere è solo a retaggio dello spin e quindi del controllo della palla: più margine sopra la rete e più rotazione in top spin alla palla.

IN FOTO: Raonic (western) impatto alto e momento angolare.

  • STATISTICHE DRITTO (ATP)

La biomeccanica fino a qui ci ha fornito una preferenza, resta il dubbio se in funzione tattica/statistica conviene rinunciare ai vantaggi di una eastern per favorire il controllo e le rotazioni di un’impugnatura più estrema. Per fugare questo dubbio ho preso in esame alcuni dati e statistiche utili.

Per prima cosa ho preso in esame l’attuale ranking ATP (aggiornato al 28/08/2024), inserendo nella tabella dei primi 15 giocatori al mondo, altezza e impugnatura di dritto:

GiocatoreRankingAltezzaImpugnatura dritto
Sinner Jannik11,91western, non distende
Alexander Zverev21,98Cambiato da western braccio non completamente disteso a semiwestern braccio disteso
Carlos Alcaraz31,83Eastern, braccio disteso
Djokovic Novak41,88Western, non distende
Daniil Medvedev51,98Eastern braccio piegato
Andrey Rublev61,88Semi western braccio disteso
Hubert Hurkacz71,96Semi western braccio piegato
Casper Ruud81,83Semi wester braccio quasi completamente esteso
Grigor Dimitrov91,91Eastern braccio disteso
Stefanos Tsitsipas101,93Eastern braccio disteso
Alex de Minaur111,83Eastern braccio disteso
Tommy Paul121,86Eastern braccio disteso
Taylor Fritz131,96Full western braccio piegato
Holger Rune141,88Semi Western braccio disteso
Sebastian Korda151,96Eastern braccio disteso

Estrapoliamo da questa tabella i dati d’interesse per l’indagine:

  • Altezza media: 1,91 metri
  • Impugnatura e impatto (moda): eastern braccio disteso 7/15)

La tabella ci offre subito una linea da seguire, ma ritenevo giusto anche utilizzare un parametro oggettivo e statistico legato alla reale efficacia del colpo. Per questo ho fatto uso di una statistica recente che sta prendendo campo all’interno del tennis di alto livello: la shot quality. In breve è una statistica utilizzata dall’ATP stessa che si serve dell’intelligenza artificiale per stabilire la qualità di ogni colpo all’interno dello scambio, scalzando quindi i tradizionali dati che tengono conto di vincenti-gratuiti-errori forzati (che ci dicono poco di come si svolge il gioco). La “shot quality” tiene conto di alcuni elementi come: velocità di palla, rotazione e piazzamento in funzione tattica. Ha una correlazione diretta con i punti vinti (figura sotto). Un valore di 9 punti nella shot quality corrisponde al 78% dei punti vinti, un valore di 6 corrisponde a poco più del 50% di punti vinti.

Essendo una statistica nuova e innovativa ancora è difficilmente reperibile e fruibile. Per quanto riguarda il dritto, l’ATP ha pubblicato una statistica che fa riferimento al 2023:

Di questi 10 abbiamo almeno 4 giocatori che giocano un dritto eastern a braccio disteso (Alcaraz, Tsitsipas, Dimitrov, Bautista Agut), Medvedev con impugnatura eastern e braccio non completamente disteso, Rublev- Ruud con semi western e braccio disteso e per ultimi Djokovic Sinner e Khachanov con una full western e braccio piegato all’impatto. Anche qui la moda conferma i risultati evidenziati dalla biomeccanica: eastern a braccio disteso.

  • Giudizio della critica

Per ultimo, oltre alla scienza e alla matematica è bene tenere in considerazione il giudizio della critica. Se limitiamo il campo agli ultimi 10 anni, dopo alcune ricerche e consultazioni risulta unanime il consenso a riguardo dei seguenti nomi:

Roger Federer: eastern braccio disteso

Juan Martin Del Potro: eastern braccio disteso

Rafael Nadal: semi western braccio disteso

Fernando Verdasco: eastern braccio disteso

Novak Djokovic: western braccio piegato

Anche in questo caso arriva la conferma dei precedenti due punti presi in esame: eastern braccio disteso.

CONCLUSIONE

La tendenza e l’evoluzione del gioco vanno nella direzione di giocatori sempre più alti e velocità di palla sempre maggiori. In più si va sempre di più verso tennisti universali che giocano bene in ogni superficie e quindi minor specializzazione. I “terraioli” di un tempo stanno andando a scomparire. Questo vuol dire che giocare in difesa è controtendenza; non è più troppo proficuo giocare distante dalla riga di fondo esasperando le rotazioni a discapito di una minor velocità di palla sia di uscita palla che di tempo (giocando più avanti a togliere tempo all’avversario rispedendo la palla al di là della rete più velocemente). In sintesi a mio avviso l’impugnatura eastern è la regina delle impugnature, buoni risultati sono comunque ottenibili con una semi wester rimanendo comunque un po’ più “chiusi” sulla eastern, al contrario vedo sempre meno spazio per le impugnature estreme full western nel tennis moderno e nell’evoluzione futura.

CASO STUDIO: Alexander Zverev

Zverev Gennaio 2015 (134 ATP) 18 anni.

Zverev Agosto 2017 (8 ATP) 20 anni.

Zverev Maggio 2021 (6 ATP) 24 anni.

Semi western

Zverev 2024 (2 ATP) 27 anni.

EASTERN.

Alexander Zverev ha sempre fatto del servizio e del rovescio i suoi punti forti. È indubbio come negli anni abbia fatto un ottimo lavoro per colmare il gap della parte destra del dritto. Questo è riscontrabile in un progressivo cambio di impugnatura (passaggio da western a eastern) e altrettanto nella biomeccanica del colpo (passaggio a braccio disteso e maggior decontrazione). A queste informazioni andrebbero aggiunte le statistiche con il colpo del dritto, ma ahimè dovremmo aspettare la fine dell’anno perché vengano pubblicate dall’ATP. Rimane comunque come prova a favore il best ranking (2 ATP) e l’occhio di chi vedendolo giocare intuisce una pericolosità maggiore del tedesco dalla parte del dritto.

TEST ANALITICI DI MOBILITÀ E DI FLESSIBILITÀ

Lo squat overhead test ed il single leg squat sono utili per avere una panoramica su potenziali limitazioni funzionali e problematiche del tennista. Per approfondire meglio i particolari evidenziati nei due test precedenti mi servo di test specifici per indagare nel dettaglio la mobilità articolare e la flessibilità dei vari distretti.

CAVIGLIA:

Il movimento a cui do importanza prioritaria è la dorsiflessione che permette al tennista di mantenere una posizione bassa sulle gambe, facilità la spinta dell’arto inferiore in tutti i colpi e su tutte le stances (servizio, dritto, rovescio), favorisce la propulsione del piede nei primi passi e nei cambi di direzione, garantisce una buona scivolata (soprattutto su terra rossa). Una limitazione funzionale della caviglia in dorsiflessione porta ad una serie di compensi che il tennista mette in atto per riuscire nella richiesta motoria (maggior flessione laterale o estensione del tronco nel servizio, inclinazione del busto e perdita di stabilità nei colpi specialmente in open stance, difficoltà tecniche ad eseguire una buona scivolata, perdita di esplosività nelle spinte e nei cambi di direzione ecc…). Per indagare in maniera analitica la caviglia in flessione dorsale mi servo di due test: uno in catena cinetica chiusa (piedi al suolo) uno in catena cinetica aperta.

  1. KNEE TO WALL TEST (catena cinetica chiusa)

Si esegue in affondo, evitando compensi in rotazione di bacino e/o sollevando il tallone del piede posto davanti. Con l’aiuto di un metro posto in terra, di fianco al piede, si registra la misura più distante dal muro nella quale l’esaminato riesce a toccare il muro con il ginocchio senza mettere in atto i compensi prima elencati. Una dorsiflessione considerata nella norma solitamente si aggira intorno ai 7 centimetri di distanza del piede dal muro.

  • DORSIFLESSIONE CAVIGLIA (catena cinetica aperta)

Per questo test l’operatore esercita una leggera pressione sulla pianta di entrambi i piedi. L’esaminato mantiene entrambe le gambe distese. Il raffronto tra caviglia destra e caviglia sinistra evidenzierà quale delle due è più limitata in catena cinetica aperta.

CONCLUSIONE:

il raffronto dei due test darà origine ai seguenti scenari:

  • Differenza tra i due test, esempio: caviglia destra più mobile della sinistra in catena cinetica chiusa ma meno mobile in catena cinetica aperta. In questo caso è da indagare la flessibilità del polpaccio (soleo maggiormente), eseguire esercizi di stretching o di rilascio miofasciale per il polpaccio in questione e valutare nuovamente.
  • Analogie tra i due test: eseguire esercizi di mobilizzazione capsulare. Indagare sulle anche, un disallineamento del femore sull’acetabolo o una limitata mobilità di anca può influenzare il rapporto tra la tibia e l’astragalo e di conseguenza la mobilità della caviglia.

ANCA

Nella valutazione dell’anca vado ad esaminare la flessibilità dei muscoli extra e intra rotatori, adduttori, ileo-psoas e retto del femore con il test di Thomas e la mobilità dell’anca attraverso il Faber test.

  1. ROTAZIONE INTERNA ANCA (FELX EXTRAROTATORI)

Soggetto prono, ginocchia a contatto, bacino a contatto col suolo. Si valuta la differenza tra gli arti in termini di distanza caviglia-suolo.

  • FLESSIBILITÀ ADDUTTORI COSCIA

Soggetto supino, piedi a contatto, schiena a contatto col tappetino. Si valuta la differenza tra gli arti in termini di distanza ginocchia-suolo.

  • FABER TEST

Si pone l’anca in flessione-abduzione-extrarotazione portando il piede a poggiarsi sul ginocchio opposto. Si valuta la differenza tra gli arti in termini di distanza ginocchia-suolo. Inoltre a differenza del precedente test per gli adduttori, il FABER test ha valenza anche per indagare su eventuali dolori al sacro-iliaco: l’operatore esercita pressione sul ginocchio per 5 secondi stabilizzando al contempo la spina iliaca superiore anteriore opposta, se il soggetto riferisce dolore in zona sacrale il test risulta positivo.

6. FLESSIONE DI ANCA A GINOCCHIA TESE (FLEX ISCHIO

Soggetto posto supino, lombare neutra (eventuali antiversione o retroversioni durante il test possono dare risultati di falso positivo o negativo) e gambe distese. L’operatore stabilizza con una mano l’anca e con l’altra solleva la gamba tesa con caviglia neutra nel caso si voglia limitare l’indagine agli ischiocrurali, spingendo il piede in dorsiflessione di caviglia per indagare sull’impatto del gastrocnemio sul movimento di flessione dell’anca a gamba tesa. Eventuali differenze tra il test a caviglia neutra e test a caviglia in dorsiflessione daranno un’idea sull’impatto o meno dei muscoli della catena cinetica posteriore (ischio + gastrocnemio). Un angolo di circa 80° tra lettino e gamba è indice di una normale mobilità in flessione dell’anca. Risulta insufficiente per gradi minori di 80 ed eccessiva per gradi maggiori.

7. MOBILITÀ IN ESTENSIONE DI ANCA (FLESSIBILITÀ ILEO-PSOAS, RETTO FEMORALE, TFL, BANDELLETTA ILEO-TIBIALE)

Soggetto seduto sul bordo di un lettino, da qui passa in posizione supina con le gambe in flessione di anca e ginocchia piegate. Il soggetto sostiene con le mani un ginocchio mentre l’altra gamba e scende lentamente verso il lettino con la gamba controlaterale. La mobilità in estensione e la flessibilità dei tessuti anteriori dell’anca vengono giudicati buoni se la coscia arriva ad appoggiarsi sul lettino senza spostarsi in abduzione e il ginocchio si flette di circa 80° con la tibia quasi perpendicolare al suolo. 

TRONCO

La componente principale da valutare per quanto riguarda il busto è il suo ROM in rotazione e in estensione. Una buona mobilità in rotazione consente al nostro giocatore un maggior momento angolare su tutti i colpi facilitando inoltre la decontrazione degli arti superiori permettendo una più elevata velocità di uscita di palla (soprattutto al servizio). Non da ultimo la capacità di separazione spalle-anche. Una buona estensione toracica ci fornisce invece una maggior ampiezza della gabbia toracica e previene una eccessiva anteposizione della spalla aumentandone il ROM articolare.

  1. ROTAZIONE DEL TRONCO

Soggetto seduto, incrocia le mani al petto e mantenendo stabile il bacino, compie una rotazione delle spalle.

  • ESTENSIONE RACHIDE DORSOLOMBARE

Il soggetto è prono, mani altezza petto, si solleva distendendo le braccia e mantenendo il bacino a terra. Si misura la distanza in centimetri dall’incisura soprasternale e il suolo.

  • SIT AND REACH PER VALUTARE IL RACHIDE

Soggetto seduto con gambe distese avanti e unite. Si invita a raggiungere le punte dei piedi con le mani a braccia distese. Questo test utilizzato comunemente per valutare l’estensibilità della catena cinetica posteriore ha qui valenza qualitativa per indagare sui vari tratti del rachide. In visione laterale si osserva il movimento: se il soggetto per raggiungere le punte effettua un accentuata flessione del tratto dorsale a seguito di una limitata estensione del tratto lombare e/o limitata estensibilità degli ischiocrurali o se esegue al contrario una eccessiva flessione lombare.

SPALLA

Altrettanto importante per il tennista, la spalla deve possedere oltre ad una ottima stabilità, una buona mobilità su tutti i movimenti. L’analisi dei movimenti della spalla prevede principalmente un’indagine su: intra, extrarotazione e flessione + abduzione. Interessante anche la valutazione sulla propriocezione e sincronia della scapola previa analisi che evidenzi eventuali tilt anteriori, anteposizioni dell’omero, abduzioni scapolari e scapole alate. La tendenza dei tennisti dovuta al gesto specifico è quella di avere una spiccata anteposizione dell’omero e tilt anteriori di scapola poiché il gesto specifico porta continuamente in chiusura anteriore (sollecitati pettorali, dorsali e deltoide anteriore). In fase di analisi è dunque utile tenere conto di questi potenziali squilibri.

  1. MOBILITÀ IN FLESSIONE DI SPALLA

Soggetto supino con le gambe piegate e lombare attaccata al piano del lettino o a terra. Si chiede di portare le braccia distese in massima flessione. Il soggetto risulterà avente una buona mobilità in flessione di spalle se le braccia raggiungono il piano del lettino o suolo evitando compensi col tratto lobare o in estensione col tratto dorsale. Una limitazione in flessione può essere causata da un atteggiamento ipercifotico, da una rigidità capsulare o dei muscoli del pettorale o da un deficit di rotazione scapolare.   

  • MOBILITÀ IN ROTAZIONE INTERNA ED ESTERNA

Soggetto sdraiato di fianco sul lettino, l’operatore porta passivamente l’avambraccio verso il lettino sia in extrarotazione che in intrarotazione. Per l’intrarotazione è considerata fisiologica un ROM di circa 70° mentre per l’extrarotazione 90°-110°. Questi due valori però devono essere considerati insieme, una limitazione in rotazione interna può essere ben compensata con una maggiore rotazione esterna. Lo stesso test prevede il confronto tra le due spalle: è considerata normale una differenza sotto al 10%

OVERHEAD SQUAT TEST 

In questa fase si passa ad un’analisi dei movimenti di base utilizzati anche in campo. Per una corretta valutazione è necessario che il soggetto conosca e sappia riprodurre i gesti con buona tecnica. 

Il primo test statico-dinamico è essenzialmente lo squat overhead che ci fornisce un quadro globale di indagine. L’esecuzione è molto semplice: si chiede di eseguire un quantitativo di squat (solitamente intorno ai 10), con braccia sollevate sopra la testa e palmi medialmente rivolti. L’ esecuzione deve essere lenta (fase di discesa 3 secondi, mantenimento della posizione di accosciata massima 3 secondi, fase di risalita 3 secondi). Il giocatore deve essere osservato in visione frontale, laterale e posteriore. 

VISTA POSTERIORE: 

  • Calcagno: valgo/varo 
  • Piede: intra/extra ruotato 
  • Bacino: allineato o no 
  • Spalle: allineate o no 
  • Capo: ruotato/spostato/inclinato 

VISTA FRONTALE: 

  • Ginocchia: valgo/varo 
  • Spalle: ruotate o no 
  • Gomiti: flessione o no 

VISTA LATERALE: 

  • Caviglia: angolo dorsiflessione 
  • Ginocchio: angolo di flessione 
  • Curva lombare: accentuata/ridotta/normale 
  • Curva toracica: accentuata/ridotta/normale 
  • Curva cervicale: accentuata/ridotta/normale 
  • Braccia: avanti/dietro 

In sintesi, per ogni compenso comune osservabili si possono dedurre alcune cause ricorrenti: 

Valgismo calcagno, ginocchia e piede piatto (visione posteriore-frontale):  

  • Deficit: tibiale posteriore e anteriore, grande e medio gluteo 
  • Iperattivazione: peronieri, adduttori, bicipite femorale 

Ridotta dorsiflessione caviglia (sollevamento tallone) visione laterale: 

  • Valgismo calcagno e rigidità tricipite surale 

Varismo ginocchia (visione frontale- posteriore): 

  • Deficit: peronieri, adduttori 
  • Iperattivazione: tibiale posteriore e anteriore, grande e medio gluteo, tensore della fascia lata 

Hip shift (spostamento bacino verso un lato) visione posteriore: 

  • Deficit: medio gluteo (lato controlaterale), mobilità in extrarotazione anca (lato dello spostamento) 
  • Iperattivazione: medio gluteo e adduttori (lato che regge) 

Aumento curva lombare (visione laterale): 

  • Deficit: addominali e glutei 
  • Iperattivazione: paravertebrali, quadricipite 

Caduta in avanti del busto (visione laterale): 

  • Deficit: erettori spinali 
  • Iperattivazione: hamstring 

Caduta in avanti delle braccia (visione laterale): 

  • Deficit: trapezio medio e inferiore, romboidi, cuffia dei rotatori, deltoide posteriore 
  • Iperattivazione: pettorali, dorsale  

SINGLE LEG SQUAT TEST 

Ad integrazione del precedente test, il single leg squat ci fornisce una più ampia veduta sulla gestione del movimento in situazione di ridotta base di appoggio. Il test si esegue con le mani sui fianchi in equilibrio su una gamba, con l’altra a ginocchio flesso, libera e posteriore rispetto a quella di appoggio. Il soggetto osservato compie un quantitativo di piegamenti sull’arto inferiore intorno alle 10 ripetizioni con tempistiche uguali a quelle del precedente test. L’osservatore si pone in visione laterale e frontale. 

VISIONE FRONTALE: 

  • Piede: pronato/normale/supinato 
  • Ginocchia: valgismo/varismo 
  • Bacino: allineato o no 
  • Spalle: ruotate o no 

VISIONE LATERALE: 

  • Caviglia: angolo di dorsiflessione 
  • Ginocchio: angolo di flessione 
  • Curva lombare: aumentata/normale/ridotta 
  • Curva toracica: aumentata/normale/ridotta 
  • Curva cervicale: aumentata/normale/ridotta 
  • Busto: cede avanti/normale/dietro 

I compensi in questo test si accomunano a quelli della versione bipodalica, in aggiunta però la scorretta gestione dell’equilibrio ed alcune problematiche legate alle catene cinetiche crociate, evidenziano una maggior frequenza di inclinazione e rotazione del busto. 

ANALISI DELLA CAMMINATA E TEST DI FUKUDA

Dopo una veloce osservazione in statica sui tre piani, un test semplice da utilizzare per avere una prima impressione del soggetto in movimento è l’analisi della camminata. Il test è facilmente adattabile nello spazio: 10 metri o tapis roulant o sul posto. In questa fase, tenendo conto delle impressioni acquisite dall’analisi statica, ci si concentra nell’osservazione del piede, più precisamente sulla meccanica di appoggio e sui conseguenti equilibri/compensi che si generano su tutto il corpo durante la gestione degli appoggi. Possiamo riassumere brevemente le fasi della camminata in più momenti: doppio appoggio iniziale- appoggio singolo+ oscillazione- doppio appoggio. La più interessante da osservare risulta quella dell’appoggio del piede a terra. Il focus in questa fase viene posto sui movimenti del piede: supinazione o pronazione con conseguenze di intra/extrarotazione dell’astragalo e/o di valgismo/varismo e conseguente intra/extrarotazione del calcagno. L’osservazione completa della marcia è da effettuarsi sia di lato, sia frontalmente, quant’anche posteriormente. In visione laterale possiamo prendere nota dei seguenti aspetti:

  • Fase di appoggio con il calcagno: grado di dorsiflessione caviglia.
  • Fase di spinta: spinta corretta in avanti o scorretta verso l’alto, flessione o iperestensione del ginocchio.
  • Oscillazione delle braccia

In visione frontale/posteriore invece gli elementi di cui prendere nota sono:

  • Appoggio del calcagno nella parte posteriore ed esterna
  • Movimento di pronazione dopo la fase di appoggio: marcato o ridotto
  • Eventuale valgismo delle ginocchia
  • Basculamento del bacino
  • Basculamento spalle
  • Movimento della gamba in fase di oscillazione allineato alla verticale.

Ogni fase del movimento porta con sé eventuali annotazioni utili a comprendere eventuali squilibri e deficit di natura muscolare o articolare.

Un altro test facoltativo ma comunque utile ed interessante da sottoporre è il “test di Fukuda Unterberger” che permette di valutare l’influenza di eventuale ipertono durante la marcia e/o l’influenza dei vari recettori sul sistema tonico-posturale. Lo svolgimento è semplice ed intuitivo:

  • Il soggetto compie 80 passi sul posto ginocchia e anca 90 gradi
  • Occhi chiusi e braccia distese avanti
  • Sguardo avanti e bocca rilassata (denti non stretti)
  • Piedi scalzi
  • Assenza di fonti luminose e sonore facilmente individuabili

Viene considerato normale una rotazione entro i 30 gradi orari o antiorari. Se il soggetto in esame supera la soglia dei 30 gradi (solitamente più di 45), è indice di ipertono nell’arto inferiore controlaterale al senso di rotazione (se ruota in senso antiorario avremo un ipertono della gamba destra e viceversa). Attraverso lo stesso test possiamo indagare l’intervento dei vari recettori:

  • Verifica dello schema motorio della marcia o mancata lateralizzazione: si effettua il test con l’aggiunta del movimento alternato braccia-gambe. Un’eventuale incapacità di eseguire il test ci fornisce una prova di schema motorio alterato o mancanza di lateralità.
  • Riflesso nucale: si esegue due volte prima con la testa girata da un lato poi dall’altro. Viene considerato normale una rotazione controlaterale a quella della testa.
  • Intervento dell’articolazione temporo-mandibolare: si esegue il test con due rotoli di cotone tra i denti.
  • Influenza del recettore stomatognatico (masticatorio): lo stesso test viene effettuato a bocca aperta con la lingua che preme sul palato.
  • Interferenza del sistema oculo-motore: si effettua con o senza occhiali o con una benda sull’occhio.
  • Recettori del piede: si esegue con l’ausilio del plantare.

Se nel test ad occhi chiusi viene evidenziato una rotazione significativa e in una o più di queste versioni essa scompare, è ipotizzabile un’interferenza del recettore preso in esame sul controllo della postura.

ANALISI STATICA

“la bellezza umana in questione è una bellezza di tipo particolare; si potrebbe definire bellezza cinetica. La sua forza e la sua attrattiva sono universali. Sesso o modelli culturali non c’entrano. C’entra, piuttosto, la riconciliazione tra gli esseri umani e il fatto di avere un corpo.” David Foster Wallace.

Foster Wallace è stato in grado di riprodurre e sviscerare il tennis su carta stampata con l’acume e la minuziosità di colui che osserva il tennista con la lente d’ingrandimento. Identico è l’approccio di chi osserva il proprio giocatore sia in statica che in dinamica.

L’analisi statica è utile per osservare gli allineamenti articolari correlandoli ad eventuali squilibri muscolari. Per avere un riferimento sommario della postura si può fare riferimento alla classificazione di Kendall. Prendendo come riferimento una linea immaginaria e ideale che, in visione sagittale, parte dal malleolo laterale e passando per il ginocchio, l’acetabolo e la vertebra L3, raggiunge infine, l’orecchio. Tutto questo ci fornisce cinque allineamenti posturali differenti (figura):

FIG.A: postura normale

FIG.1: postura cifo-lordotica

FIG.2: postura a dorso piatto

FIG.3 postura sway back

FIG.4: postura militare

Lo studio della postura in statica avviene in visione laterale, frontale e posteriore. È utile osservare un soggetto scalzo con abbigliamento intimo o molto aderente.

L’osservazione statica della postura è da integrarsi con l’analisi e individuazione delle “sindromi crociate” (Janda). Per sindrome crociata si intende i vari squilibri di tipo muscolare, o per rigidità e retrazioni o per iper/ipo attivazioni dei muscoli agonisti ed antagonisti. Le sindromi crociate di cui tenere conto sono essenzialmente tre (figura):

  1. Sindrome crociata superiore: muscoli cervicali e scapolo-toracici (sagittali).
  2. Sindrome crociata inferiore: muscoli pelvici (sagittali).
  3. Sindrome crociata arto inferiore: valgismo/ varismo.
1. Sindrome crociata superiore. Nell’esempio muscoli inibiti (freccia blu): trapezio inferiore, stabilizzatori scapola e flessori cervicali). Muscoli facilitati (freccia rossa): trapezio superiore, elevatore della scapola e pettorali
2. sindrome crociata inferiore. In foto, muscoli inibiti (freccia blu): addominali e gluteo. Muscoli facilitati (freccia rossa): erettori spinali, retto del femore e ileopsoas.
3. sindrome crociata arto inferiore. Iperattivazione catena cinetica di chiusura (valgismo): muscoli inibiti (abduttori e cavizzanti del piede), muscoli facilitati (adduttori, hamstring e peronieri).
Catena cinetica di apertura (varismo): muscoli inibiti (adduttori e peronieri), muscoli facilitati (abduttori, extrarotatori e cavizzanti del piede).

Ci serviamo dello studio del soggetto in statica come osservazione iniziale. Fornisce un quadro generale e una valutazione sommaria. È utile tenere in considerazione le informazioni ricavate in questa fase per poi andare ad approfondire l’analisi attraverso test che valutano il soggetto a 360 gradi. L’analisi in statica ci può tornare utile, inoltre, per eventuali accorgimenti durante alcuni esercizi (cuscino sotto la testa per un soggetto con anteposizione del capo e ipercifosi durante esercizi da supino).

 Un test statico di buona utilità e sicuramente molto economico è il “test di equilibrio monopodalico”. Si svolge scalzi su di una superficie piana e regolare per un tempo massimo intorno al minuto per gamba. Più che la capacità di mantenersi in equilibrio si va ad osservare la qualità nella gestione della posizione statica. Gli aspetti da considerare sono i seguenti:

  • Tenuta della posizione: se risulta difficile, prendiamo nota di un possibile deficit a livello propriocettivo.
  • Busto: se avvengono dei compensi in questa zona si deve considerare una carenza di propriocezione nel soggetto esaminato.
  • Ginocchia e piedi: osservare eventuali compensi o della catena cinetica di apertura (verso esterno) o di quella di chiusura (interno).
  • Segno di Trendelenburg: in visione posteriore si può notare uno spostamento verso il basso dell’anca opposta al piede in appoggio. Questa caratteristica può essere dovuta ad un problema di valgismo o di stabilità e forza nella muscolatura del gluteo (piccolo e medio gluteo).

TEST QUALITATIVI VS TEST QUANTITATIVI PER LA VALUTAZIONE DEL TENNISTA

“Ogni blocco di marmo ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla” Michelangelo.

L’approccio di Michelangelo verso la scultura rappresenta a mio avviso un parallelismo con i test qualitativi per valutare il tennista.

Quando si valuta la qualità di un soggetto nel suo insieme, sia in posizione statica che dinamica, si osserva tutto ciò che ha a che fare con la postura, l’equilibrio, i pattern motori, lo studio dei range articolari, eventuali deficit propriocettivi o di attivazione muscolare.

I test quantitativi invece monitorano in maniera precisa, attraverso test accurati, l’efficienza delle capacità condizionali del soggetto. Fondamentale in questo ambito è il costante raffronto dei dati collezionati.

Di seguito vado ad analizzare i pro e i contro di ciascuna metodologia.

TEST QUALITATIVI:

             PRO

  • Necessitano di poco spazio
  • Non vincolati da strumenti di misurazione
  • Pratici e veloci da eseguire
  • Offrono una visione olistica del soggetto

CONTRO

  • Non forniscono dati strettamente legati alla performance
  • Sono operatore dipendenti

TEST QUANTITATIVI:

             PRO

  • Dati precisi e scientifici
  • Valutano le capacità condizionali del soggetto

CONTRO

  • Necessitano di strumentazioni adeguate
  • Difficoltà di esecuzione (spazi, tempi, margine di errore)
  • Non sempre hanno una forte correlazione con la performance

Nel dualismo tra test qualitativi e test quantitativi, il mio orientamento è decisamente a favore dei primi. Il calendario del tennista, soprattutto a livello professionistico, è colmo di partite e tornei. La programmazione dell’allenamento è fortemente influenzata da questo aspetto. Risulta complicato se non utopistico impostare un programma di allenamento tradizionale. È necessario tenere conto degli impegni del tennista e regolarsi di conseguenza, modulando e adattando di volta in volta. Lo strumento più importante per ridurre al minimo il margine di errore è l’occhio del preparatore atletico, che attraverso l’esperienza e la conoscenza del proprio tennista è in grado di operare variazioni o correzioni al programma di allenamento.

Gli svantaggi dei test quantitativi nel nostro sport sono tanti. La difficoltà di eseguirli con una frequenza adeguata, la poca correlazione con la performance (essendo il tennis uno sport fortemente influenzato da più componenti: fisiche, tecniche, tattiche e mentali), il costo di strumenti adatti, l’impossibilità di avere sempre le stesse condizioni (fatica, tempo, spazi, mezzi) che standardizzano e convalidano i test, l’inutilità di portare avanti un allenamento mirato solamente al miglioramento di un mero dato estrapolato da un test. L’ultimo ma fondamentale aspetto da tenere in considerazione è il seguente: la qualità influenza la quantità e non è valido il discorso contrario.

In ogni caso, molto spesso, ripongo nei test una duplice funzione: valutativa e di allenamento. Alcuni dei test qualitativi se decontestualizzati altro non sono che esercizi, così come alcuni dei test quantitativi che utilizzo quasi esclusivamente come allenamento (vedi yo-yo intermittent recovery test o dispositivo per il velocity based training per il monitoraggio della forza).

In conclusione, è doveroso precisare che tutto ciò che scrivo altro non è se non la mia personale visione. Con la speranza di ricevere pareri e opinioni differenti e l’intento di aprire uno scambio di opinioni costruttivo e produttivo.

PROMEMORIA PER IL PREPARATORE FISICO: test imprescindibili

  • Osservare i propri giocatori in campo: allenamento e partite (il campo è il vero test finale)
  • Parlare con i propri giocatori (feedback e scambio di vedute)
  • “il vero test della personalità di un giocatore è cosa fa quando nessuno lo osserva” John Wooden

ROTTURA PROLUNGATA

Il tennis come esperienza rigorosa

Il tennis è essenzialmente dualismo composto da aurea mistica e rigorosa razionalità. Lo stesso compianto scrittore statunitense David Foster Wallace, lo definisce: “esperienza religiosa” (il tennis come esperienza religiosa, D.F. Wallace) e al contempo ne fornisce una versione più analitico-matematica: “A meno che voi non siate uno di quei rari mutanti virtuosi della forza bruta, troverete che il tennis agonistico, come il biliardo professionistico, richiede una mente geometrica, l’abilità di calcolare non soltanto le vostre angolazioni ma anche le angolazioni di risposta alle vostre angolazioni. Poiché la crescita delle possibilità di risposta è quadratica, siete costretti a pensare in anticipo a un numero n di colpi, dove n è una funzione iperbolica limitata dal seno della bravura dell’avversario e dal coseno del numero di colpi scambiati fino a quel momento (approssimativamente). (Tennis, Tv, Trigonometria, Tornado… D.F. Wallace).

Lasciando il difficile compito di trascrivere e descrivere a parole il lato romantico di questo sport; l’intento di questo blog è di parlare, discutere, analizzare e proporre una visione razionale e analitica del tennis. Gli argomenti trattati verteranno principalmente sull’aspetto fisico, proponendo di volta in volta articoli su aspetti e considerazioni personali sulla preparazione fisica del tennista (allenamento, test, metodologia, studi, ricerche ecc…). Il tutto condito da analisi sullo sviluppo del gioco a 360 gradi come materiale di dibattito.